Growth Hacking, cos’è e come funziona

  • 29 Aprile 2020

Chi vive nel imondo del digital marketing avrà probabilmente la nausea nel sentir parlare in continuazione del Growth Hacking. Questo perché si tratta di un fenomeno relativamente nuovo che, se applicato nel modo giusto, promette di far ottenere a un’azienda ottimi risultati.
Quindi praticamente tutti i marketer e gli appassionati di marketing hanno iniziato ad incuriosirsi per questa “scoperta” che promette miracoli, specie per le neonate startup. E quindi vediamo subito la prima classica domanda che sorge parlando di Growth Hacking: ma è giusto farlo rientrare tra le varie attività di marketing a cui siamo abituati?
Al 99% la risposta è sì, magari con qualche distinguo.
Una piccola raccomandazione: attualmente il Growth Hacking è una bomba appena esplosa, è l’ultimo modello di cellulare o di scarpe che tutti vogliono, è la bottiglietta d’acqua fresca in mezzo al deserto. È qualcosa che ha realmente affascinato molte aziende. Bisogna però stare attenti alle informazioni che si leggono a riguardo perché esistono parecchi blog e blogger che ingannano dando notizie false o fuorvianti pur di ottenere visite e traffico sulla propria piattaforma. Riguardo il Growth Hacking se ne dicono, a parer mio, anche troppe.

Cosa vuol dire Growth Hacking?

Partiamo provando a con la tradurre letteralmente il termine Growth Hacking che potrebber essere, all’incirca “hackerare per la crescita”, ove hackerare va inteso come operare con grande abilità. La traduzione è alquanto brutta, ma il significato che porta con sé è decisamente più interessante.
Credo che non ci possano essere parole più azzeccate di quelle di Raffaele Gaito sentite qualche giorno fa in un video registrato con Giorgio Taverniti:

Il Growth Hacking è una metodologia che consente alle aziende di sperimentare seguendo un metodo ben preciso. Si parla di sperimentazione, questo è il concetto principale. Tutte le aziende, grandi o piccole che siano, digitali o tradizionali, hanno bisogno di sperimentare  prima di pensare alla crescita per trasformarsi, per evolversi, per cambiare, per adattarsi. Il Growth Hacking ti da un metodo, strumenti, modelli, processi framework ben precisi. Fa parte delle metodologie Lean e Agile.

Quindi metodo, strumenti, modelli, processi, framework: tutto fuorché scorciatoie o trucchetti.

Growth Hacking: di cosa si tratta

Michael Brenner, l’ex capo di SAP, definisce il Growth Hacking: come

il futuro del marketing, ed è quello che doveva essere fin dall’inizio

Con queste parole Brenner ci fa capire che il Growth Hacking può rappresentare una vera e proprio boccata d’ossigeno per il marketing,

come se quest’ultimo avesse bisogno di nuovi paradigmi. In soldoni, si tratterebbe di un’attività volta a promuovere un prodotto, ricercare nuovi clienti e mantenerli nel tempo, con l’obiettivi di svolgere tutto nella maniera più creativa, ascoltando le esigente dell’utente: e fin qui parliamo di uno schema molto classico.
Ciò che nel digital marketing (o web marketing che dir si voglia) viene integrato è proprio una metodologia; si può dire che il Growth Hacking nasca dal digital marketing, ma operativamente segua logiche effettivamente nuove anche per il marketing.

Il Growth Hacking in concreto

Parliamo ora concretamente, perché è proprio questo ciò che ci serve.
Come abbiamo detto, il Growth Hacking riguarda la crescita di un’azienda. Tutto gira intorno a quello. Chi vuole intraprendere un simile percorso lo fa perché ha un forte bisogno di far crescere i propri numeri sia per quanto riguarda le vendite, che per quanto concernono le interazioni e la visibilità; per ottenere ciò non basta la conoscenza del mercato e del prodotto, occorre saper sperimentare: è forse questo il vero nuovo assunto che questa metodologia si porta dietro.
I Growth Hacker passano il loro tempo a fare sperimentazioni su sperimentazioni, fino a che non trovano la giusta combinazione per far crescere il business dell’azienda. Le sperimentazioni non si basano su semplici intuizioni, ma seguono un iter ben preciso e vengono pianificate sui dati.
Prima di tutto bisogna considerare ogni dato effettivamente utile, che può riguardare la storia dell’azienda, le vendite passate, l’andamento, le interazioni sui social, blog o forum, le campagne, i risultati ottenuti. Anche ogni dato del budget può essere fondamentale, di sicuro non ci sono dogmi intoccabili e tutto viene messo in discussione. Una volta raccolti tutti i dati utili, il Growth Hacker deve essere in grado di capire come interpretare questi dati, analizzarli nella maniera migliore a seconda del risultato che si vorrà poi ottenere. A questo punto ciò che deve fare è pensare, ipotizzare e immaginare ciò che vorrebbe sperimentare. Dopodiché bisogna cominciare a pianificare questa sperimentazione che fino ad ora è solo un vago pensiero.
Bisogna assicurarsi di avere tutti gli strumenti necessari per portare avanti la sperimentazione, consci che non esiste lo strumento in grado di misurare tutto perfettamente, ma ogni strumento ha una sua specificità che va rispettata. Ecco quindi che diventerà essenziale conoscere quali tool possono essere utili per una determinato progetto o per un determinato scopo.

Growth Hacking e Marketing, le principali differenze

Entrambi lavorano sul prodotto ma lo fanno in maniera e soprattutto in momenti diversi.
Il marketing solitamente (ma non per forza) arriva a un certo punto della vita del prodotto, quando è già nato e formato e deve essere lanciato sul mercato. Da qui si studiano tutte le strategie migliori per il lancio, le campagne e tutto ciò che ne consegue.
Il Growth Hacking, invece, entra a far parte della storia del prodotto fin dall’inizio, a volte ancora prima che il prodotto stesso venga creato. Segue ogni fase della sua formazione, fino e oltre il momento del suo lancio. Le sperimentazioni effettuate dai Growth Hacker riguardano in maniera diretta i prodotti così come gli utenti in target..
Il marketing tradizionale ha un approccio differente al budget, più orientato al gestirlo a cascata, magari utilizzando il maggior numero di canali che si hanno a disposizione. È quasi come se il marketer tradizionale lasciasse decidere al budget che è stato investito. Creano delle idee, le mettono nella campagna e il resto fa da sé. Vengono poi controllati i dati inerenti alle campagne o e in basi agli output vengono valutate campagne e prodotto. Certo, la figura del marketer è evoluta e il digitale l’ha rimessa in discussione, però in alcune aziende il digitale sembra essere soltanto una funzione di staff.

Il Growth Hacker ha un altro mindset, è maggiormente portato, anche perché di solito è costretto da ristrettezze di budget, al pensiero laterale, a vedere le cose da un punto di vista diverso. Questo approccio porta le aziende che vogliono intraprendere questa strada, a non accontentarsi mai. Gli affari vanno bene, ok, ma poi?
Perché invece che fare una semplice campagna, non facciamo qualcosa di interessante? O magari proponiamo un’attività divertente che coinvolge in maniera diretta l’utente finale? Testate tutto il testabile è il vero mantra di questa metodologia.
Se il il digital marketing considera il prodotto come una fase conclusa, matura e, spesso e voleniteri, da non dover più discutere, il Growth Hacker considera il prodotto una fase del processo di marketing e, in quanto tale, il prodotto è modificabile, viene messo in discussione e, non ultimo, deve essere testato più volte.

Le caratteristiche

Se volessimo trovare una data di nascita, potremmo scegliere il 26 luglio del 2010, quando Sean Ellis pubblica un articolo in cui invita i suoi colleghi marketer a trovare un hacker per la crescita della propria start up (Dal titolo originale: Find a Growth Hacker for Your Startup).
Sean Ellis nel 2010 era un imprenditore a capo di un’azienda e un giorno ha “inventato” questa metodologia. Semplicemente, ha avuto delle idee su come fare marketing per la propria azienda, le ha messe in pratica e il suo business ha avuto un cambiamento radicale. Da quel momento molte aziende hanno richiesto il suo aiuto per crescere e molto spesso è riuscito nell’impresa di aiutare tali aziende. Alcune, come Dropbox, le ha portate letteralmente sul tetto del mondo.

Growth hacking schema

Ma questa metodologia chiamatea Growth Hacking è realmente conveniente? Guardiamo cosa può offrire:
· Permette di ideare soluzioni molto creative: nel contesto odierno in cui il web è sommerso da migliaia di annunci pubblicitari che viaggiano ogni giorno, la creatività permette di emergere, di farsi spazio e soprattutto di farsi vedere in mezzo a tutto il resto.
· È mutabile: il settore del digital marketing è in continua evoluzione, viaggia molto più rapidamente di quanto crediamo e bisogna cercare di tenergli il passo, altrimenti si viene tagliati fuori. Il Growth Hacking, grazie alle sue sperimentazioni, riesce a trovare le soluzioni più fruttuose per quella particolare singolarità. La stessa vittoriosa sperimentazione, se ripetuta poco più in là nel tempo, potrà essere un fallimento. Tempo, i cambiamenti e tendenze sono fortemente legati ai test.

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